Small crab into the corals @Mafia Island - Tanzania ©Andrea Pompele All Rights Reserved

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lunedì 22 dicembre 2014

Africa, the mother land: Namibia. IL FIUME DEGLI ELEFANTI PT III

Ritornando verso il Damaraland camp si attraversa un’ansa del letto del fiume che compie una curva e si apre in una zona priva di alberi, dominata da una vegetazione a prateria.
Ostriches damaraland namibia safari
Ostriches (Struthio camelus) - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Scorgo da lontano una sagoma a me ormai piuttosto familiare: struzzi. Sono un bel gruppo, saranno una ventina, con maschi in guerra tra loro per effettuare le parate nuziali, combattono e si mostrano in splendida forma, con viso, collo e zampe rosa scuro tendente al rosso e un sacco di energia da vendere. Si affrontano in quella che nel mondo dell’etologia viene definita “arena” uno spazio non per forza circolare dove gli esemplari maschi delle specie avicole si combattono e si mostrano alle femmine per essere scelti. La scelta è sempre femminile e gli struzzi non fanno eccezione. 
Avete presente il balletto che compiono nel film di animazione "Fantasia" della Disney? Dove ballano con le “ippopotame”? Beh le piroette che compiono sono proprio quelle di un ballerino di danza classica, vorticando su se stessi per poi fermarsi di colpo e correre da una parte all’altra del palcoscenico. L’osservazione della natura ci può essere d’aiuto e se guardiamo il cartone animato, che peraltro io ho sempre amato fin da piccolo, riconosciamo i perfetti movimenti di questi splendidi animali rivisitati in chiave di balletto, che in realtà è già contenuto nel loro stesso comportamento. 
Meraviglioso non credete? Si vede che i disegnatori e registi avevano avuto l’occasione di poter vedere proprio questo spettacolo naturale, perché di questo si tratta.
ostriches namibia damaraland safari
Male Ostriches fighting (Struthio camelus) - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Proseguiamo un po’ e seguendo le tracce sulla sabbia, incontriamo un altro gruppo di elefanti. Dunque ricapitolando siamo a 25 + 13 + 30  = 68 direi non male in una sola giornata eh? Ma questo è merito della guida… ”vola basso Pompele e non te la tirare, che sei solo un novellino in fondo” “giusto, giusto, non esageriamo, sono proprio un novellino in fondo”.

Questa volta gli elefanti camminano decisi tutti in una direzione, in una specie di fila indiana, si chiamano Game Tracks, gli animali sociali seguono sempre un individuo che si mette in testa e li guida in una direzione,
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Lappet-faced Vulture (Torgos tracheliotus) - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
e scavano dei sentieri che ripetono costantemente, non importa se sono erbivori o carnivori, anche i leoni lo fanno, minimizzando l’energia spesa e la possibilità di disperdere il gruppo mantenendo un contatto visivo sempre con quello davanti a loro, in questo modo riescono anche a difendersi dai possibili predatori. In questo caso le Game Tracks diventano Elephant’s Highways, perché sono obiettivamente più grandi e meglio tracciate.

Li seguo, so dove stanno andando, la matriarca li sta guidando al di là della montagna, e così ho l’occasione di mostrare ai miei ospiti un sentiero che essi usano per valicare le montagne. 

“Come scusa, valicare le montagne?” “sì sì, proprio quello, aspetta che ci arriviamo”. 

Gli elefanti del deserto possono arrivare a pesare circa 6 tonnellate, i maschi adulti, mentre le femmine sono più “leggere”, diciamo. Sembra impossibile ma sono agilissimi e riescono letteralmente a scalare le montagne, possono passare in stretti che assomigliano ai nostri sentieri alpini, alcuni di questi anche a strapiombo con una facilità sorprendente, da vere guide alpine adottano la stessa tecnica di camminata che ho io in montagna: piano seguendo il proprio passo, senza accelerare o rallentare, ma senza fermarsi mai. In 20 minuti sono sul costone della montagna e attraversano il piccolo passo. Vi siete mai chiesti come ha fatto Annibale ad attraversare le Alpi per marciare verso Roma? Beh ha sfruttato la caratteristica di questi splendidi ed evolutissimi animali, capaci di adattarsi a qualsiasi habitat e condizione, da quelle più “classiche” di savana, a quelle più estreme del deserto e delle montagne. 

Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso.

Faccio il giro delle due colline vulcaniche che prima ho chiamato montagne, “ah ecco perché le hanno scalate, 
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Elephants - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
sono solo collinette” “mica tanto, sono piuttosto difficili da affrontare credimi, anche se non sono tanto alte come le Alpi” e ci ritroviamo in un'altra piana dominata da erba. Gli elefanti stanno scendendo verso la pianura e si dispongono come sempre con i cuccioli al centro del gruppo a difesa e protezione. Un individuo, non ho riconosciuto se era maschio o femmina, ero piuttosto lontano, si arrampica letteralmente sul pendio davanti a noi per andare a divorarsi un cespuglio che cresceva sul quel lato, una meraviglia vederlo salire con una leggerezza impensabile per un animale delle sue dimensioni, e questo conferma il fatto che non hanno assolutamente bisogno di sentieri, loro i sentieri se li fanno da soli.
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Sunset - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Mentre anche questo gruppo si allontana decidiamo di tornare al campo e prendiamo la strada che porta al Damaraland camp, nel frattempo, avvistiamo Orici e Springboks ed assaporiamo l’ultima ora di luce nel ritorno in una delle zone più belle ed incredibili che io abbia mai visto. Terra di contrasti e di bellezza, di luce e di buio, di montagne e pianure, di elefanti e di uomini. 

Ve l’avevo detto no, che mi era entrato nel sangue?

Domattina andremo in cerca dei leoni e dei rinoceronti, ma per oggi abbiamo fatto il pieno.

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Africa, the mother land: Namibia. IL FIUME DEGLI ELEFANTI PTII

Africa, the mother land:Namibia. IL FIUME DEGLI ELEFANTI PT I

Africa, the mother land: Namibia. HOW IS IT? VEEEEERY VERY HOT


English version 

Returning to Damaraland camp we cross a bend in the riverbed that makes a curve and opens in an area free of trees, dominated by prairie vegetation.

I see from a distance a silhouette quite familiar to me: ostriches. They are a great group, will be average twenty, with males at war with each other to perform the nuptial parades, fight and show in great shape, with the face, neck and legs reddish pink and a lot of energy to spare. Facing off in what in the world of ethology is called "arena" a space not necessarily circular where the males of the avian species fight and show themselves to be chosen by females. The choice is always feminine and ostriches are no exception.

You know the ballet performed in the Walt Disney animated movie "Fantasia"? Where they dance with the hippos? Well, pirouettes are those of a ballet dancer, twisting on himself and then stop suddenly and run from one side to the other of the stage. The observation of nature can help, and if we see the cartoon, which in fact I have always loved since childhood, we recognize the perfect movements of these beautiful animals' twist ballet, which in fact is already contained in their behaviour. Wonderful don't you think? Designers and directors had the opportunity to see just this natural show.

We continue a while and following the tracks on the sand, we meet another herd of elephants. So in average we have 25 + 13 + 30 = 68 I could say: "not bad in one day" But this is about the guide ... "Pompele fly down, you're just a rookie" "right, right, I'm just a rookie"

This time all the elephants are walking in one direction, in a kind of single line, called Game Track. Social animals always follow an individual who lead them in a direction, digging paths that they constantly repeat, no matter if they are herbivores or carnivores, even lions do this, minimizing the energy consumption and the possibility to disperse the group always keeping eye contact with the one in front of them. In this way, they are also able to defend themselves from predators. In this case the Game Tracks become Elephant's Highways, because they are objectively bigger and better drawn.


I follow them, I know where they are going, the matriarch is leading them beyond the mountains, and so I have the opportunity to show my guests the path they use to cross the mountains. "They cross the mountains?" "Yes, yes, just that, expect that we get there."

The desert elephants can weigh about 6 tons, adult males, while females are "lighter". It seems impossible but they are very agile and can literally climb mountains with astonishing ease, may move in narrow that resemble our mountain's trails, some of these also overhanging. They use the same technique of an Alpine mountain guide, the same that I use to walk in the mountains: slowly following your step, without speeding up or slowing down, but without ever stopping. In 20 minutes they are on the side of the mountain and across the small pass. Have you ever wondered how did Hannibal crossed the Alps with War Elephants to march to Rome? Well, he exploited the characteristics of these beautiful and very advanced animals, able to adapt to any habitat and condition, from the most "classic" savannah, to the most extreme desert and mountain.

Wonderful. Simply wonderful.

I turn around the two volcanic hills that before I called mountains, "ah that's why they climb, they are just hills" "not so, they're quite difficult to deal with, believe me, even if they are not so high as the Alps" and we are in another plain dominated by grass, the elephants are coming down to the plain and have usually calfs at the center of the group for the defense and protection. An individual, I did not recognize if it was male or female, I was pretty far away, climbs literally on the slope in front of us to go to devour a bush growing on that side, a wonder to see him come up with a lightness unthinkable for an animal of its size, and this confirms the fact that they have absolutely no need of paths, their make paths by themselves.

While even this group moves away we decided to return to the tented camp and take the road that leads to Damaraland camp, meanwhile, we spot Oryx and Springboks and we taste the last hour of light in the bush in one of the most beautiful and amazing area that I have ever seen. Land of contrasts and beauty, light and dark, of mountains and plains, elephants and men. I told you, that I had entered the blood?


Tomorrow morning we will go searching for lions and rhinos, but for today it's enough.

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giovedì 18 dicembre 2014

Africa, the mother land: Namibia. IL FIUME DEGLI ELEFANTI PT II

Il gruppo degli elefanti si nutre indisturbato all'interno del corso del fiume.

E' incredibile osservare gli elefanti, mi lasciano sempre stupito e affascinato, ho scattato centinaia di fotografie e ogni volta riescono a stupirmi, sono animali di una bellezza antica e devastante, molto pericolosi se non ci si comporta adeguatamente, e molto delicati se invece li si lascia in pace. Un contrasto meraviglioso, adatto alla terra dove ci troviamo, il continente africano.
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Elephants in the riverbed  - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
In genere il gruppo rimane abbastanza unito.
Anche se divagano di albero in albero e si spostano di qualche decina di metri, sono sempre vicini e attenti. Non sembrano considerarsi più di tanto, ma rimangono sempre in comunicazione visiva gli uni con gli altri, ad una attenta osservazione si può percepire una coesione visiva netta. Comunicano soprattutto con gli infrasuoni e quando decidono di andare, o meglio la matriarca decide di andare, tutto il branco si sposta con lenta, almeno nella maggior parte dei casi, determinazione. 
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 Elephants foot - Damaraland Namibia
 ©Andrea Pompele All Rights Reserved


Mica poi tanto lenta comunque, sembrano camminare con calma, ma in pochi secondi sono già molto al di là delle nostre previsioni. Quando corrono possono essere imprevedibili e devastanti, purtroppo ho perso un amico in Mozambico a causa di una carica di elefanti improvvisa. Filippo era un ricercatore, di quelli bravi e aveva molta esperienza, ma si è trovato in una situazione estrema e senza possibilità di difendersi a piedi. Mi viene sempre in mente lui ogni volta che cerco gli elefanti.

Ma tornando a noi, "Grazie, meno male, stavi cominciando a metterci un po' di ansia, oltre che un'infinita tristezza." " Eh a chi lo dici..." 

Il gruppo si muove. E si muove dapprima lentamente. Io cerco di posizionare il Land Rover per osservare una femmina con il suo cucciolo in modo da non disturbarli e non voglio restare per troppo tempo, bisogna avere rispetto e dedizione, oltre che mettersi in sicurezza. Mentre sto facendo manovra, un altro 4X4 si posiziona dietro di noi, impedendomi la visuale. Il solito problema: sarebbe meglio non ci fossimo o per lo meno che l'intelligenza di ognuno ci permetta di non ostacolare l'altro, ma
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Elephant's calf - Damaraland - Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved 
non sempre è così.Mi passa davanti un'altra femmina a pochi metri di distanza, con un cucciolo piccolo e un fratellino più grande, che si mostra parecchio interessato al Land Rover. Talmente interessato che avanza rapidamente verso di noi. la femmina si gira di scatto, il piccolo non si accorge di nulla, va beh, è un piccolo, deve esplorare, ed è davvero buffo e tenero vedere che prosegue goffo e veloce senza una meta precisa. Il fratello più grande non cede interesse e continua, è a qualche metro e non posso muovermi, 
indietro non posso andare, la macchina dietro di me mica si sposta, figuriamoci, e fare manovra non è né veloce, né pratico, né tanto meno efficace. Decido di stare fermo e intimo ai miei ospiti nella maniera più dolce e democratica che contraddistingue i miei modi signorili in certe situazioni, di stare tranquilli, non agitarsi e per favore fare silenzio. 

"See come no? e noi dovremmo crederci?" "Chiedete ai miei ospiti! Uff, poca fiducia nelle mie capacità democratiche eh?" 

Per fortuna sono stranieri. Olandesi una coppia, inglesi le altre due. E mi ascoltano.

Il giovane si avvicina, con la proboscide tocca lo specchietto e poi il mio braccio, immobile sulla portiera. Una sensazione indescrivibile, morbida e decisa. essa esplora, per una manciata di secondi, mi hanno riferito, che a me sono sembrati 5 minuti, la mia pelle. Mi annusa, mi palpa, mi fa rizzare i peli delle braccia e d'improvviso si gira e se ne va. La madre, sempre ferma, non ha tolto lo sguardo dal suo cresciutello piccolo, e per fortuna non si è mossa. Ospiti ammutoliti, emozione nelle vene scorre sotto forma di adrenalina, i muscoli sono pietrificati e senti un calore lungo il corpo che ti ha reso praticamente una stufa.
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Elephants crossing - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Lascio passare il branco intero e do un'occhiataccia alla guida dietro di me, che più tardi si scuserà di avermi messo in quella situazione. Gli ospiti non parlano ma sono visibilmente emozionati. Beh non è da tutti i giorni in effetti. 

Più tardi ho analizzato bene la situazione: ho fatto la scelta giusta. Se avessi tentato di muovere il veicolo, l'elefante avrebbe potuto spaventarsi ed attaccarmi, se mi fossi agitato idem, mentre era semplicemente curioso di sapere chi fossimo, una curiosità tutta giovanile.

Ho riconosciuto le sue intenzioni. 

Proseguiamo ad osservare il gruppo e lo osserviamo ancora un po' dopodiché ci dirigiamo al villaggio.

Il villaggio appartiene alla popolazione dei Riemvasmakers popolo deportato dal Sud Africa in seguito alle leggi sulla ricollocazione delle etnie durante il regime dell’Apartheid. È un villaggio piccolo e tranquillo, popolato da donne e bambini, gli uomini lavorano altrove e tornano periodicamente a far visita alle famiglie. Qui prendiamo un caffè e ascoltiamo la storia del popolo e del villaggio. E naturalmente vediamo un altro gruppo di elefanti attraversare la pianura dalle montagne e dirigersi alla pozza. Molto vicini al villaggio. Ogni tanto qualcuno di essi entra tra le case ma la popolazione non si scompone più di tanto, basta fare un po’ di rumore e avere la dovuta attenzione e i pachidermi se ne vanno senza danni…o quasi. Ogni tanto tirano giù qualche recinto e fanno scappare le capre, ma è accettabile.

Una convivenza meravigliosa.

elephants damaraland namibia safari
Elephants - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Come vi dicevo in precedenza (IL FIUME DEGLI ELEFANTI PT I), la comunità ha capito che la fauna selvatica è una risorsa e non una minaccia e la protegge come se fosse sua. E in parte lo è, è la loro terra, quindi è logico no? Dopo la sosta proseguiamo per quello che sarà il nostro pranzo sul corso del fiume e risaliamo verso il Damaraland camp. Qui trovo un albero molto grande di Ana tree (Faidherbia albida) e decido essere il nostro luogo ideale. mi fermo e faccio scendere i miei ospiti, dopo aver accuratamente osservato la zona. un'altra bella esperienza comincia, il River lunch, il pranzo sul letto del fiume. Non c'è niente di più bello che pranzare sotto un albero di Faidherbia albida all'aria aperta in the middle of the desert. Primo, secondo, contorno, formaggio (Blue Cheese, simile al Gorgonzola), carne secca (Biltong), salsicce essiccate sud africane (Droëwors), birra, vino, frutta, caffè ed...elefanti in lontananza che ci osservano.
Ad un certo punto ci vengono incontro e ci passano vicini, relativamente, e comunque avevo messo già via tutto e gli ospiti erano sul Land Rover, a terra rimanevo solo io.

La sicurezza innanzitutto! 


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Young bull - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved


ENGLISH VERSION

The group of elephants eats undisturbed along the river.

It's amazing to observe elephants, I'm always amazed and fascinated, I took hundreds of photographs and every time they amaze me, they're animals with an ancient and devastating beauty, very dangerous if you don't behave properly, and very delicate if you leave them in peace. A wonderful contrast, suitable to the land where we are, the African continent.

Typically the group remains fairly united.

Even if they ramble from tree to tree and move a few tens of meters, they're always close and careful. It's not seems that they consider each other that much, but they always remain in visual communication, under careful observation you can perceive a clear visual cohesion.

They communicate mostly with infrasounds and when they decide to go, or rather the matriarch decides to go, the whole herd moves with slow, at least in most cases, determination. Not that much slower, however, they seem to walk calmly, but in a few seconds they're already far beyond our expectations. When they run, they can be unpredictable and devastating, unfortunately I lost a friend in Mozambique due to a sudden charge of elephants. Filippo was a researcher, the good one and had a lot of experience, but he found himself in an extreme situation, and no opportunity to defend themselves by foot, he died. I always think of him every time I search for elephants.

But back to us, "Thank you, thank goodness, you were beginning to put in us a little anxiety, as well as an infinite sadness." "Eh you know .." 

The group moves. 

It moves slowly at first. I try to place the Land Rover to observe a female with her cub in a way to not disturb them and I don't want to stay too long, you have to have respect and dedication, as well as maintain yourself safe. 
While I'm handling the car, another 4X4 ranks behind us, preventing the view. The usual problem: it would be better we did not, or at least that the intelligence of everyone let us not hinder the other, but it's not always possible. 
Another female passes in front of us far just few meters, with a little puppy and a larger brother, which shows us to be quite interested in the Land Rover. So interested that advancing rapidly towards us. Female whirls, the baby does not notice anything, okay, he's young, he should explore, and it's really funny and tender to see how continues clumsy and fast aimlessly. The older brother does not yield interest and continues, he is few meters far and I cannot move, I cannot go back, the car behind me doesn't moves, and handle the car is neither fast, nor practical, nor effective . I decide to stay still and intimate to my guests in the most gentle and democratic way that distinguishes my manners, in certain situations, to be calm, do not get excited and please be quiet. 

"We should believe it?" "Ask my guests! So, just little confidence in my democratic capabilities?"

Luckily they are foreigners.  A Dutch couple, English the other two couples. They listen to me. 
The young elephant approaches us, with its trunk touches the mirror and then my arm, still on the door. An undescribable feeling, soft and firm. It explores, for a handful of seconds, that to me seemed to be five minutes, .He smells my skin, touches my arm and suddenly turns around and walks away. The mother, always firm, did not remove her eyes from her grown-small, and luckily did not move.

Guests speechless, emotion flowing in the veins in the form of adrenaline, the muscles are petrified and felt a warmth along the body that made you practically a stove.

I let pass the whole herd and do a glare to the guide driving behind me, who later apologizes for putting me in that situation. 
Guests don't speak but they are visibly excited. 
Well in fact it's not common every day. 

Later I analyzed the situation: I made the right choice. If I tried to move the vehicle or had fidget myself, the elephant could get scared and attack me, while he was simply curious to know who we were, a young curiosity. 
I recognized his intentions. 

We continue to observe the group and then we go to the village.

The village belongs to Riemvasmakers people, deported from South Africa following the laws on the relocation of ethnic groups during the Apartheid regime. It is a small and quiet village, populated by women and children, men work elsewhere and come back regularly to visit family. 
Here we take a coffee and listen to the story of the people and the village. And of course we see another group of elephants cross the plains from the mountains and go to the waterhole. Very close to the village. 
Occasionally one of them enters the village but the population don't do anything, just make a little noise and pachyderms leave no damage ... or almost. Sometimes they pull down the fence and make escape the goats, but it is acceptable.

A wonderful coexistence.

As I said earlier (THE ELEPHANT'S RIVER PT I), the community has realized that the wildlife is a resource and not a threat and protects it as his own property. And in fact it is, is their land, so it is logical don't you think?

After this break we go for the lunch on the riverbed along the road back to Damaraland camp. Here I find a very large Ana tree (Faidherbia albida) and I decide it will be our ideal. I stop and I moved down the car the guests after having carefully observed the area. Another beautiful experience begins: the River Lunch, lunch on the river bed. There is nothing beautiful as having lunch under a Faidherbia albida tree outdoor in the middle of the desert. First course, main course, cheese (Blue Cheese), Biltong, dried South African sausages (Droëwors), beer, wine, fruit, coffee and ... elephants watching us.

They pass  next to us, relatively, and in any case I had already put everything into the car and guests were on the Land Rover, on the ground I was alone.


Safety first!

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Africa, the mother land: Namibia. HOW IS IT? VEEEEERY VERY HOT

lunedì 24 novembre 2014

Africa, the mother land: Namibia. A NIGHT DRIVE WITH LIONS


Secondo breve video della "Premiatissima Ditta" Adventure Life Project Africa corporation...mi scappa da ridere...

Un Night Drive dove con i miei ospiti abbiamo incontrato una famiglia di leoni intenti a...giocare fra loro!

Un'esperienza bellissima svolta nella Riserva Privata di ONGAVA, a ridosso del Parco Nazionale Etosha in Namibia.

Spero vi piaccia e vi faccia venire voglia di venire con me a vedere cose meravigliose!

Presto sui vostri schermi, da PC, tablets o smartphones, altri video che riguardano la Namibia, deserto and much more!

Mi scuso di nuovo per la qualità delle immagini, ma come già accennato, i potenti mezzi a mia disposizione non coinvolgono telecamere in FULL HD per ora...

Buona visione!

Another short video of Adventure Life Project Africa...

A Night Drive in wich the guests join a lions family playing together!

A great experience into the ONGAVA Private Game Reserve next to the Etosha National Park, Namibia.


I hope that you like and you wish to come with me to see wonderful and amazing things!

Coming soon on your screens, devices, tablets or smartphones other videos concerning Namibia, desert and much more!

I apologize with you for the quality of the images, but I don't have al FULL HD camera on my bag. Not yet...

Good vision!

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NON C'E' AVVENTURA SENZA VIDEO

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Africa, the mother land: Namibia. BUSH LIFE PT I




giovedì 20 novembre 2014

A me piace il JAZZ, ma non so perché. Beppe Di Benedetto aiutami tu!

Anche il Jazz è Avventura
A Me piace il Jazz, ma non so il perché. Ho provato a  trovare una risposta sensata a questa domanda, ma la mia conoscenza di questo genere musicale, che è un mondo, tra diverse correnti e sottogeneri, non è sufficiente a darmi una spiegazione. Questo universo in effetti raccoglie 100 anni di storia della musica Afroamericana, e la mia ignoranza non mi aiuta certamente in questa impresa…
trombone solo Beppe Di Benedetto
Beppe Di Benedetto in un solo @Shakespeare Café ©Roberto Ugolotti Photography
Allora ho pensato di chiedere aiuto ad un mio amico fraterno, Beppe Di Benedetto. Oltre ad essere un mio caro amico, cosa già di per sé stessa importante (per me), Beppe è uno dei musicisti professionisti Jazz più importanti d’Italia e comincia ad essere apprezzato, conosciuto anche in Europa ed evidentemente ne sa a pacchi.
È bello chiacchierare con Beppe, un po’ di tutto, ci troviamo sempre a parlare volentieri e normalmente siamo senza limiti, così ci ritroviamo a fare le 4:00 del mattino senza nemmeno accorgercene, ascoltando musica e confrontandoci su qualsiasi argomento. Anche stavolta è andata così. La cosa bella di Beppe è che ti spiega le cose con una semplicità che ti rendi conto di essere di fronte ad un grande professionista ed una grande persona, e tutto ti è improvvisamente chiaro, anche se tu non ci
Beppe Di Benedetto
Beppe Di Benedetto 

avevi minimamente pensato. Non ti senti in difetto però, ti senti accolto. A mio avviso questo è meraviglioso. Mi stupisco sempre e volentieri di fronte alla sua cultura e alla sua semplicità.
Ma torniamo a noi “e qui ti volevamo caro” “eccomi, eccomi” Dunque ho chiesto a Beppe perché mi piace il Jazz e lui non mi ha risposto, mi ha fatto delle domande. E’ un rivoluzionario, mi ribalta anche l’“intervista”…
Dai quesiti che mi ha posto è uscito questo.
A me piace il Jazz perché dipende dalla mia forma mentis, la musica tutta mi da’ degli stimoli, mi provoca gioia, benessere, mi piace qualcosa che tocca 3 zone di me: la pancia, sede delle emozioni istintive, zona adibita alla ritmica e perciò di rimando all’Africa, e per forza nel mio caso “e però non te la tirare, vai avanti!” “ok”; il cuore, sede delle emozioni sublimi, quelle più pure, i sentimenti di ognuno di noi; e la mente, sede del razionale, la parte intellettiva, melodica, la parte più Europea, che codifica la profondità della bellezza del sentire e toccare la musica. Nel Jazz coesistono studio e improvvisazione, cioè composizione del brano e creazione di qualcosa che non c’è, che quindi mi affascina e mi attira.
Beppe Di Benedetto Solo Trombone
Beppe Di Benedetto durante un solo 
Mi piace il linguaggio, diretto ed immediato come solo la forma d’arte sa smuoverti. In questo caso la musica d’arte, razionale, certamente, ma istintiva allo stesso tempo, una vibrazione che ti colpisce per forza. Beppe mi spiega in parole molto semplici ovviamente, che lui cerca sempre di fare un discorso, sia nel solo (l’improvvisazione), sia nella scrittura o composizione di un brano: esistono 12 note, suonabili su tutti gli accordi, che compongono le frasi di senso compiuto e rendono un discorso chiaro, trasmettendo un punto di vista. Affascinante non credete?
Volontà di ascoltare e curiosità in generale mi rendono pronto, presto perciò attenzione ed incredibilmente, senza avere nessuna nozione musicale di Jazz, anche se sono stato un percussionista per 10 anni, mi rendo conto se quel solo ha qualcosa di speciale e quindi applaudo durante una jam session
Mi informo, faccio domande, chiedo spiegazioni anche se prediligo qualche tipo e meno degli altri, non mi fermo e cerco di capire il più possibile. Beppe ascolta moltissima musica, ma anche a lui un certo tipo di Jazz non piace.
Ho la predisposizione giusta e sono anche nel posto giusto al momento giusto, aggiungo anche con le persone giuste, perciò la mia esperienza musicale è piacevole.
Devo dire che preferisco ascoltare il Jazz dal vivo, C’è un suono più immediato, senza microfoni il suono è vero, si può sentire la magia del contrabbasso o del pianoforte, la batteria rende tutte le sue sfumature sonore, anche le più nascoste, i fiati non sono compressi e una dinamica che mi fermo sempre ad osservare è il gesto del musicista, come questo riesce ad ottenere quel suono o serie di suoni con quel preciso gesto, come su uno stesso strumento in una jam session due musicisti di stesso livello abbiano un colore e un calore differenti. Ed è immediato, non occorre essere degli esperti credetemi!
Con Beppe abbiamo parlato della rinascita di questo genere a Parma, c’è un bel ritorno forse complice anche la mai troppo citata crisi economica, la gente si rivolge volentieri ad un suono genuino e molto fisico, come la dinamica che vi descrivevo prima, un ritorno alle sue origini popolari, in fondo il Jazz è nato nel ghetto e per la gente.
Circolo ARCI Zerbini jazz
Il circolo ARCI Zerbini 
Non c’è ancora molto spazio, ma negli ultimi 10 anni si è ripreso, è un cuneo che si sta allargando grazie ad alcuni festivals come Parma Jazz Frontiere, Rassegne di Jazz, locali notturni. Tra questi, intelligentemente alcuni hanno capito che la musica è un valore. Dando l’opportunità alla gente di ascoltare della buona musica, danno a sé stessi l’opportunità di guadagnare e di far guadagnare i musicisti, che sono persone che contribuiscono alla società come gli altri, è una rete, o come mi piace dire un network, siamo tutti legati. Lo sostengo da anni peraltro. Uno di questi locali dove amo andare ad ascoltare del buon Jazz è il circolo ARCI Zerbini, in via Bixio. Un locale molto bello ed accogliente, con della gran bella gente che ogni martedì sera dalle 22 organizza concerti Jazz con a seguire un’immancabile jam session. L’ambiente è molto easy, è un circolo ARCI e ci vuole la tessera, il cibo è buono (si può anche cenare) e puoi bere senza spendere un capitale: buoni vini e buoni super alcolici. Ad organizzare la serata sono stati due ragazzi giovani: Giacomo Marzi di anni 26 e Leonardo Caligiuri di anni 22. Incredibile vero? Ma smettiamola, i ragazzi hanno voglia di fare e lo fanno anche bene, diamine! 3 anni fa hanno cominciato a chiamare gente a suonare ed insieme ai gestori del locale hanno fatto una serata fissa che funziona parecchio bene, direi. Ci sono sempre tanti musicisti, quasi tutti amici miei, e c’è una energia e uno scambio notevoli, io vi consiglierei di farci un salto, è sempre molto piacevole.
Ho chiesto a Beppe di parlarmi del suo nuovo progetto, il nuovo disco. E lui mi ha parlato della sua vita. 43 anni di vita vera, sia della parte compositiva, della tecnica compositiva,
See The Sky Record
"See The Sky" Primo disco del Beppe Di Benedetto Quintet
delle esperienze in giro per l'Italia con il precedente progetto See the Sky” con il Beppe Di Benedetto 5tet nei clubs, rassegne, festivals. Sono passati 3 anni dall’uscita di “See the Sky”, 3 anni di incontri, di confronto su tanti argomenti, problemi, soddisfazioni e insoddisfazioni. Beppe è uno curioso del mondo, uno che ha voglia di cambiare, e il cambiamento è evoluzione (Poche idee, ma ben confuse. Pensieri e riflessioni a casaccio: IL CAMBIAMENTO è EVOLUZIONE), uno che non si ferma, che riflette e si interroga e questo nuovo disco il cui titolo è “Another Point of View”. E qui cito le sue parole: “è un percorso narrativo fatto con la musica, ha un valore aggiunto, un discorso di senso compiuto che lega i brani tra loro, ognuno di essi parla di un argomento, è diverso.” Beppe mi dice che si è ascoltato molto e ha sentito l’esigenza di esprimersi in questa nuova modalità, anche grazie ad un amico comune, il pittore Otello G. Pagano, con il quale ha scoperto aspetti della storia dell’arte pittorica che lo hanno molto affascinato, perciò ha sentito l’esigenza di cambiare se stesso, senza stravolgersi, ma evolvendosi. Mi spiega che quasi tutta la musica è composta di forme che si ripetono, beh lui ha deciso di rompere il discorso delle forme, i brani sono in divenire, senza ripetizioni, bensì in continua trasformazione, le soluzioni armoniche, melodiche e d’arrangiamento sono lontane dalle forme prestabilite, la composizione è scrivere come sei, quello che pensi, come lo pensi e costituisce per lui una liberazione, esprime una necessità ed un percorso. E’ un altro tipo di progettualità.
Non può che trovarmi assolutamente in linea con il suo pensiero.
Un contributo sostanziale alla realizzazione del disco è stato dato dalla sua compagna, Inga, meravigliosa donna del Nord Europa, con la quale scherziamo sempre. Lei è stata il perno della creatività di Beppe, noi tutti gliene siamo grati.
Beppe mi parla con entusiasmo dei brani e la luce che gli brilla negli occhi non può che rendermi felice “è un altro punto di vista nel fare le cose, fare le cose in cui credo, che sono quelle meno facili e che la società ci dice che non vanno fatte. E’ una rivoluzione interiore che si esprime in un cambiamento, in un’altra possibilità. Non sempre il diverso deve far scomparire il normale, senza rottura perciò, ma evoluzione” questi concetti mi sono vagamente familiari, chi lo sa il perché… si addentra nei brani, My Bright Place, dove esprime le cose che gli piacciono della vita, semplici ma non scontate, il gusto di andare a cercarle; Dark soul, dove descrive i momenti bui, tristi ossessivi; Camaleonte, il più sperimentale, con criteri musicali diversi dal solito, come persone che non si ritrovano nella società e provano lamento e rabbia ad un certo punto e Space Time Travel che descrive il processo creativo.
Beppe Di Benedetto 5tet: Luca Savazzi, Emiliano Vernizzi, Stefano Carrara,
Beppe Di Benedetto e Michele Morari ©FotoManganelli
Luca Savazzi è il pianista del 5tet e altra “testa”compositiva e non solo, ha una testa di riccioli invidiabile! Anche lui è un amico…e ha scritto Autumn, che descrive le grigie giornate autunnali; Medium Density, il lato più sottile, leggero della vita; e D&B (Drum and Bass) il lato più di pancia dell’uomo. Gli altri componenti del 5tet sono Emiliano Vernizzi ai saxofoni, Stefano Carrara al contrabbasso e Michele Morari alla batteria, insieme tutti sono molto diversi tra loro, ma molto uniti. Anche loro sono amici “e basta però non te la tirare!” ”eh va beh sono fortunato, lasciami gongolare nella mia fortuna!”
Anche la produzione del disco è una rivoluzione, in un momento in cui la crisi del mercato discografico rende le case discografiche senza più molti soldi da investire, i musicisti si rivolgono ad un altro modo per realizzare i loro lavori: Il CROWDFUNFING, metodo molto diffuso soprattutto negli Stati Uniti non solo in questo ambito, dove ogni cittadino liberamente decide se e quanto investire economicamente per contribuire alla registrazione, produzione e distribuzione del disco. Loro lo hanno fatto tramite MUSIC RAISER
Music Raiser LOGO
e la risposta è stata molto positiva, un’indicazione di fiducia nelle loro capacità da parte di molte persone, un contributo morale ed economico notevole, un altro modo di vedere le cose. Another Point of View.

Il disco sarà pronto a metà Dicembre, io me lo sono goduto prima di voi, immediato nell’ascolto eppure così diverso, come solo un grande disco può essere. Sono ancora senza parole e non mi capita molto spesso…

Beppe di Benedetto, anche il Jazz è Avventura

Qui un estratto della presentazione del nuovo disco " Another Point of View" alla Casa della Musica - rassegna  ParmaJazz Frontiere - Parma. Datele un'occhiata!





Se volete contattare Beppe Di Benedetto:

beppedibenedetto@gmail.com

Se invece volete vedere un po' dei suoi video:

https://www.youtube.com/watch?v=ZHXxoVkw84w

https://www.youtube.com/watch?v=z41bUXNEPSw

https://www.youtube.com/watch?v=NSmZiKcD5Bs

https://www.youtube.com/watch?v=bACV_IzEDHc

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lunedì 10 novembre 2014

Africa, the mother land: Namibia. POLVERE

Dopo un po’ di tempo, veramente poco a dire la verità, che stai in mezzo al bush ti rendi conto che puoi assaporarne il gusto, ti ricopre completamente, ti avvolge, ti rassicura perfino, ne senti la mancanza in modo devastante quando non ci sei e ti entra dentro. Letteralmente. Si tratta di un misto di emozioni sensazioni, sogni, calore, ineluttabili verità e consapevolezze raggiunte, un percorso interiore che ti avvicina a te stesso o perlomeno ti mette sulla buona strada per cercarlo. Ma non è solo una sensazione poetica, una condizione dello spirito o della mente, è concreta, tangibile, è materia, è vera. È polvere. 
elephants dust bathing etosha namibia
Elephants dust bathing at the waterhole  Loxodonta africana
Etosha national Park- Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
La polvere in Namibia, e nel bush in generale, è dappertutto, ti avvolge e ti ricopre, te la trovi tra i capelli, sui vestiti, sulla pelle, nei polmoni, la respiri, sulle labbra. Ti ritrovi la bocca sempre secca e provi la sensazione impastata di chi deve continuamente bere piccoli sorsi per spegnere la sete, è sottile, piccola, non fastidiosa, è buona. È il sapore della savana. È difficile da descrivere il suo gusto, potrebbe essere assimilabile al talco, ma meno fastidioso, secco sì, ma non ti provoca arsura, non muori di sete per intenderci, non come in altre parti del mondo almeno, sa di sole. Di sole? Mio Dio questo è impazzito, il sole non può avere un gusto, mica te lo mangi! E invece sì, avete presente quell’odore di pelle che ha preso il sole? Non parlo di quel nauseabondo sapore di olio abbronzante, magari al cocco, da cui scappo da una vita, oppure di creme solari varie, ma di quell’odore dopo una giornata di trekking sulle Alpi a 2500 m s.l.m. oppure di scampagnata sulle colline, o di un bel giro in bicicletta sul lago (scegliete voi il lago: Como, Maggiore, Di Garda, di Iseo,Trasimeno ne abbiamo talmente tanti e talmente belli in Italia che c’è solo l’imbarazzo della scelta) di sole attivo insomma, non passivo. Sa di attività all’aria aperta, non di lettino sulla spiaggia attrezzata, altra cosa da cui scappo da una ventina d’anni almeno, anche perché fondamentalmente mi annoio dopo 2,5 secondi netti. Ma ça va sans dire, sono un irrequieto, credo l’abbiate capito no? Beh tornando a noi è così, sa di sole e quindi di libertà. E quando mangi libertà tutti i giorni senza nemmeno esserne consapevole questa ti entra dentro, non ci puoi fare proprio niente, e non se ne va più. È come se il tuo cuore, finalmente aperto, non volesse più sottostare alle catene che lo imprigionavano, si ribella e non avrà più pace finché non mangerà ancora libertà, quindi polvere. 
spotted hyaena etosha namibia safari
Iena maculata - Spotted hyaena - Crocuta crocuta
 Etosha national Park - Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Ma la polvere della savana non sa soltanto di sole, ma anche di animali selvatici, di urina e feci. Eccolo che comincia a diventare disgustoso, ma la tua fase anale non è mai finita? Ti piace parlare di cacca come i bambini? No no, ragazzi, provate a seguirmi, chi c’è già stato lo sa, non è come una latrina, anzi! Non senti odori forti e nauseabondi, senti questo misto di passaggio di animali selvatici e piante che liberano i loro profumi: dalla corteccia dei tronchi alle foglie più o meno verdi che puoi trovare, dati dallo sfregamento del passaggio di mammiferi per marcare il territorio (leoni, leopardi, iene sono solo alcuni, naturalmente ci sono anche gli erbivori), o dall’azione devastante degli elefanti che abbattono alberi per cibarsi oppure solo per il proprio mastodontico passaggio, unito ad ormoni e sostanze che usano per marcare, perciò è piuttosto piacevole, non disgustoso.  Ti avvicina di più al tuo essere animale e di conseguenza diventi più wild. Rapidamente più wild. Intendiamoci, non è che smetti di usare il sapone, per carità! Però qualcosa dentro di te cambia, è il contatto con l’ambiente naturale, il cambiamento non è solo spirituale, alla San Francesco, ma proprio fisico, risenti di quest’influenza e te ne accorgi. Ad esempio barba e capelli crescono più velocemente, vuoi anche l’alimentazione basata sulle proteine animali, va beh ve la concedo, perché in Namibia si mangia soprattutto carne. La pelle si secca moltissimo, maschi compresi senza essere fighetti o poco machi, fanno abbondante uso di crema idratante, burro di cacao e vaselina per proteggersi dalla disidratazione dermica. E fanno bene.
C’è un’altra componente che caratterizza la struttura odorifera della polvere. Omadonnamiasantissima, questo attacca a parlare come un libro,
bush weed etosha namibia safari
Bush weed - Etosha National Park - Namibia  ©Andrea Pompele All Rights Reserved
te l’ho detto affinché la comunicazione sia efficace, devi parlare in modo chiaro a tutti. Eh più chiaro di così! Sei senza speranza…oltre agli odori che abbiamo decritto finora c’è l’odore dell’erba secca al sole, che è meraviglioso. Ce l’avete presente? Ah io sì e mi ha accompagnato per tanti anni, sia durante le escursioni in montagna, che in altre parti del mondo. Per me è piuttosto evocativo, un po’ come la Madeleine di Proust. Ovviamente nella savana ci sono specie erbacee che da noi non ci sono, e naturalmente queste cambiano a seconda dei posti dove andiamo, non mi dilungherò a cercare di spiegarvelo, anche perché nonostante ami la botanica, non sono in grado di sciogliere questa matassa scientifica. Sappiate solo che in Namibia ci sono più di 300 specie erbacee diverse, immaginatevi nel resto dei paesi africani! Comunque l’idea è quella, l’odore dell’erba al sole è magnifico e rende perfettamente il concetto del sapore che voglio provare a descrivervi.
Polvere, un misto di sole, libertà, wild things ed erba secca. E chi può più farne a meno? Io no…

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