Small crab into the corals @Mafia Island - Tanzania ©Andrea Pompele All Rights Reserved

Small crab into the corals @Mafia Island - Tanzania ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Small crab into the corals @Mafia Island - Tanzania ©Andrea Pompele All Rights Reserved

venerdì 13 marzo 2015

Africa, the mother land: Egypt. il paradiso delle Mangrovie

Cronaca di una giornata in Paradiso.
Hamata islands divespot - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Sono andato e sono tornato. 

E ne è valsa davvero la pena. 

Ho avuto l’opportunità di vedere una laguna naturale chiamata El Qulaan a pochi chilometri a Sud del Diving center, circa 30 – 40 min di strada, dopo aver fatto una mezza giornata di immersione alle isole di Hamata.

Hamata islands - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
La mia giornata comincia sempre presto, ma non troppo dai, partenza alle 8 del mattino dal Diving center direzione porto di Hamata, per prendere una speedboat, cioè un gommone, che ci ha portato in 40 minuti fino al sito di immersione, alle omonime isole (di Hamata, appunto). 
Arrivati al sito di immersione abbiamo preparato l’attrezzatura e ci siamo buttati in acqua, come di consueto, all’indietro (come i Navy Seals) al largo della barriera corallina che circonda queste isole. 
Abbiamo fatto una prima immersione in corrente, non troppo forte e abbastanza agevole, lungo la parete o “muro” che costeggia la terra. Ovviamente abbiamo visto di tutto e di più, e ogni volta che metto la testa sott’acqua mi stupisco sempre di quanta vita ci sia e di come io stesso riesca a meravigliarmi ogni volta. Poi c’è da dire che sono anche piuttosto strano, ho sempre il mio solito atteggiamento, cerco, scruto e guardo ogni corallo, ogni anfratto, ogni spazio in cerca delle cose più particolari: nudibranchi, oloturie, pipefishes o pesci ago (Doryamphus multiannulatus appartenenti alla stessa famiglia dei cavallucci marini), pesci, invertebrati, tartarughe, tutto insomma. Non mi limito a nuotare e godermi l’immersione, io devo cercare. È la curiosità scientifica che mi spinge o l’animo del naturalista, oppure più semplicemente la propensione all’avventura. Chissà…


Wadi El Gimal National Park - Hamata islands  - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Riemersi dalla nostra dive (immersione in inglese) la speedboat attraccata al di fuori del Reef, lo spettacolo è altrettanto appagante: una isola costituita da spiaggia bianchissima, sito di nidificazione di uccelli migratori, sul quale non si può attraccare ma solo avvicinarsi e rimanere sulla spiaggia senza addentrarsi all’interno dove le mangrovie e altre specie vegetali proteggono i nidi dei volatili che poi migreranno in Europa in primavera/estate.

Una meraviglia. Semplicemente.

White tip shark - Hamata islands  - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Ci rilassiamo un po’ e poi proseguiamo su un’altra isola, dove la speedboat si ferma per la seconda immersione. Stesso procedimento: preparazione dell’attrezzatura e salto in acqua (sempre all’indietro) e giù in profondità, lungo il Reef. Giriamo alla fine di questo, dopo aver visto lion fishes (Pterois volitans), box fishes, pesci pagliaccio (Amphirion bicinctus) nei loro anemoni che si muovono nella corrente, blue spotted stingrays razze blu puntate(Taenyura lymna) sul fondo ed una serie incredibile di coralli dai milioni di colori e dalle forme più svariate e ci ritroviamo a nuotare a zig zag in mezzo a dei pinnacoli corallini altrettanto ricchi. Ad un certo punto, l’avvistamento più ambito da ogni subacqueo: uno squalo. Si tratta di uno squalo pinna bianca (Triaenodon obesus), uno squalo di barriera assolutamente non pericoloso e molto timido che appena si accorge di noi nuota in direzione obliqua, risalendo il reef e andando in superficie. Non era molto grande ma neanche proprio piccolino a dirla tutta. Fantastico.
El Qulaan Lagoon - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Finita questa immersione torniamo sulla terra tramite il gommone. Saliamo sul pulmino e ci spostiamo a Nord, fino a El Qulaan. La laguna – Paradiso.

E proprio di un paradiso si tratta, perché è formato da una antica barriera corallina che blocca l’avanzata del mare, ma che dovuta a vari movimenti geologici è rimasta isolata che si è “spostata” più al largo. Perciò ora dove c’era il Reef, la zona è stata popolata dalle mangrovie, le uniche piante arboree (cioè alberi) che sono in grado di resistere all’acqua salata e salmastra e che trovano l’habitat ideale per crescere, chiudendo ulteriormente la laguna.

Mangrove tree - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Questo bacino chiuso è di una bellezza che lascia senza fiato. Acqua cristallina con sabbia bianchissima che forma una striscia calpestabile che arriva fino all’unico albero in direzione del mare, degradando all’interno e donando sfumature di azzurro e di verde che passano dal topazio al turchese, mescolandosi con il cobalto ed il verde foglia.




Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso.

Mangrove tree - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Tutto attorno alla laguna le mangrovie proteggono la spiaggia dall’avanzata del deserto e consolidano nello stesso tempo il terreno, fornendo rifugio a moltissime specie avicole, cioè di uccelli che qui fanno il nido. 2 specie diverse di gabbiani (Larus leucophtalmus e Larus hemprichi), 2 specie di aironi (l'arione golia, Ardea goliath e Egretta gularis), falchi pescatori (Pandion haliaetus) e ballerine, rondini (Hirundo rustica). Ma non soltanto uccelli, granchi violinisti (Uca lactea) che scavano tane nella sabbia, piccoli pesci di barriera che tra le loro radici nell’acqua profonda pochi centimetri riescono a proteggersi da predatori, insetti come le damigelle e le libellule. 

Una biodiversità entusiasmante, tra il silenzio del deserto, il vento e il sole.
Mangroves - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved

C’è una tenda beduina sulla spiaggia, dove proteggersi dal sole, bere caffè beduino e thè alla menta e se si vuole, fumare una Shisha, che noi normalmente chiamiamo Narghilè. Amo il caffè beduino, con il suo misto di aromi provenienti dalle erbe colte dai beduini nel deserto, e dopo averlo gustato, di solito procedo ad esplorare l’ambiente che mi incuriosisce. Lo so, sono incorreggibile, ma come si fa a non incuriosirsi di fronte a questo Paradiso? Ogni volta è un’emozione diversa, quando poi il sole sta per calare ed il vento si calma, i falchi escono per cacciare i pesci, planano a pelo d’acqua catturandone uno e risalgono in aria contro la luce morbida ed obliqua del tramonto egiziano, a perdersi tra le montagne di Wadi el Gimal, ad Ovest, siamo nel Parco Nazionale.

Un altro deserto, un’altra luce, un’altra giornata finisce into the Wilderness.



Bedouin tent - Egypt ©Andrea Pompele All Rights Reserved

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ENGLISH VERSION

Chronicle of a day in Paradise. I went and I came back. And it is all worth it. I had the opportunity to see a natural lagoon called El Qulaan a few kilometers south of the Diving center, about 30-40 min drive, after a half day of diving in Hamata islands divespots.

My day always starts early, but not too much from, starting at 8:00 am from the Diving Center towards the port of Hamata, to take a speedboat, , which took us 40 minutes navigation to the dive site, the famous islands (Hamata, in fact). 
Arrived at the dive site we prepared the equipment and we jumped in the water, as usual, backward (like the Navy Seals) off the coral reef that surrounds the islands. We made a first drift dive, not too strong and fairly easy, along the wall. Obviously we have seen it all and more, and every time I put my head under water I am always astonished by how much life there is and how I manage myself to amaze me every time. Then it must be said that I am also quite strange, I always have my usual attitude, I scan and watch every coral, every corner, every space searching for something special: nudibranchs, sea cucumbers, pipefishes (Doryamphus multiannulatus belonging to the same family of seahorses), fishes, invertebrates, turtles, everything in fact. I don’ t just swim and enjoy the dive, I must search. It’s the scientific curiosity that drives me or the mood of the naturalist, or simply the propensity for adventure. Who knows...

Emerged from our dive,the speedboat docked outside the reef, the show is just as rewarding: an island made up of white beach, nesting site for migratory birds, on which you can not dock but only get close and stay on beach without going inside where the mangroves and other plant species protect the nests of the birds which then migrate to Europe in spring / summer.

Amazing. Simply amazing.

We relax a bit and then we go to another island, where the speedboat stops for the second dive. Same process: preparation of the equipment and jump into the water (always backwards) and down deep, along the Reef. We turn to the end of this, after seeing lion fishes (Pterois volitans), box fishes, nemo fishes (Amphirion bicinctus) in their anemones that move in the current, blue spotted stingrays (Taenyura lymnaon the bottom and an amazing array of corals of the millions of colors, of various forms and we find ourselves swim zigzagging among the coral pinnacles equally rich of marine life. immediately, the sighting more coveted by every diver: a shark. It‘s a whitetip reef shark (Triaenodon obesus), absolutely not dangerous and very shy, he just realized we swimmed and he swom in an oblique direction, along the reef and going to the surface. It was not very large but  evennot a little one to be honest. Fantastic.

After this dive we return to the land through the speedboat. We get on the bus and we move to the North, up to El Qulaan. The Paradise - lagoon.

It’s a paradise in fact, because it’s formed by an ancient coral reef that blocks the advance of the sea, but due to various geological movements it was isolated and “moved" further offshore. So now where there was the Reef, the area was populated by mangroves, the only trees that are able to withstand salt water and brackish and whom find the ideal habitat to grow, closing further the lagoon. This closed basin is breathtaking beautyful. Crystal clear water with white sand that forms a walkable strip that reaches the only tree in the direction of the sea, degrading inside and giving shades of blue and green that pass from topaz, turquoise, mixed with cobalt and green leaf colour.

Wonderful. Just wonderful.

All around the lagoon mangroves protect the beach by the advance of the desert and consolidate at the same time the soil, providing shelter to many bird species, that birds nest here. 2 different species of seagulls  (Larus leucophtalmus and Larus hemprichi), two species of herons (Goliath Heron, Ardea goliath and Reef Heron Egretta gularis), ospreys (Pandion haliaetusand dancers, swallows (Hirundo rustica) But not only birds, fiddler crabs (Uca lactea) who dig burrows in the sand, small reef fishes that among their roots deep in the water a few inches can be protected by predators, insects such as dragonflies and damsels. An exciting biodiversity, between the silence of the desert, the wind and the sun.

There’s a Bedouin tent on the beach, where you can find protection from the sun, drinking Bedouin coffee and mint tea and if you want, smoke a shisha, which we normally call Narghilé. I love Bedouin coffee, with its mixture of aromas of herbs taked by Bedouins in the desert, and after having drinked, I usually proceed to explore the environment that intrigues me. I know, I am incorrigible, but how can you not be curious in front of this paradise? Every time is a different emotion, then when the sun is falling down and the wind is calm, the hawks come out to hunt fish, gliding on the water, capturing one and go back in the air against the soft light and oblique Egyptian sunset, to get lost in the mountains of Wadi el Gimal, to the West, we are in the National Park.


Another desert, another light, another day ends into the Wilderness.

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