Small crab into the corals @Mafia Island - Tanzania ©Andrea Pompele All Rights Reserved

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mercoledì 10 dicembre 2014

Africa, the Mother Land: Namibia. HOW IS IT? VEEEEERY VERY HOT

"Hey Man! How is it? Veeeery very hot!" 
Era la domanda che facevo tutti i giorni al ragazzo che condivideva la stanza con me, Mervin, al Damaraland Camp e lui rispondeva sempre così. 
E aveva ragione. 
C’era un caldo infernale durante il giorno, da schiattare; e la notte un freddo pazzesco, da gelare. Ma questo lo potete già immaginare da voi, se avete prestato attenzione in precedenza ( IN AFRICA NON FA CALDO). 
Sono stato per un periodo nel Damaraland, una delle zone più sperdute del mondo, non troppo sperduta a dir la verità rispetto ad altre zone della Namibia, ma con una bellezza entusiasmante in ogni suo aspetto, caldo e freddo compresi.


La prima volta che ci sono stato, a maggio durante il mio periodo di training per diventare guida di safari, mi sono messo a piangere, la seconda volta mi sono perso, la terza volta mi sono innamorato di una ragazza stupenda, di una bellezza entusiasmante, che non sa di esserlo, la quarta mi sono perso un’altra volta e la strada sembrava non finire mai sul calar della sera, la quinta volta ci sono rimasto per un bel po’, e mi è entrato nel sangue.

heart damaraland namibia safari
In the heart of Damaraland - Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Ma partiamo dal principio, "va beh non proprio dai, diciamo dall’ultima volta!" "Ok partiamo dall’ultima volta." 
Sono stato mandato nel Damaraland dal mio capo a fare un po’ d’esperienza e a dare una mano in un campo tendato della Wilderness Safaris, il Damaraland Camp appunto. 
Ho volato con un volo interno della Wilderness Air fino ad Ongava, la mia seconda casa, (ricordate l’Andersson’s Camp? BIG MAN Bravi vedo che state attenti) e da lì fino al campo fratello, il Doro !Nawas Camp. 
Arrivato lì non sapevo come raggiungere il mio campo quindi ho chiesto aiuto alle ragazze, di solito preferisco chiedere a loro, sapete com'è le preferenze sono preferenze...che molto gentilmente hanno chiamato l’Head Manager del DMC (Damaraland Camp ma da ora lo chiameremo così ndr): Maggie, una donna fantastica, energica e sveglissima, con i capelli corti e un sacco di voglia di ballare, ma lo scoprirete più avanti questo.
Maggie al telefono mi dice che manderà qualcuno a prendermi, e chi manda? Mervin, un ragazzo di 23 anni, che ne dimostra 12, piccolo, magro e assolutamente improbabile come driver, a primo acchito, che sta facendo uno stage tramite l’università nei campi Wilderness.
damaraland sunrise namibia safari
Sunrise in the heart of Damaraland -  Damaraland Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved
Beh il miglior driver di Land Rover che io abbia mai conosciuto, andava dappertutto, ma questo è merito della macchina, con uno stile senza eguali, senza scarpe e ogni tanto mollando anche il volante, perciò sospettai che quel Land avesse un segreto, e in seguito scoprì che era stato usato una quantità indefinibile di anni, perciò praticamente i percorsi li conosceva da solo, ed era meraviglioso guidarlo.


Il Damaraland è la parte nord occidentale di una zona intermedia tra il bioma savana e il bioma deserto, e si chiama bioma Nama Karoo, perché si estende lungo tutta la Namibia, come una fascia longitudinale che poi sfocia in Sud Africa, nel deserto del Karoo appunto. È caratterizzata da piante adattate ad una vita semidesertica e animali meravigliosi.
Sopra il Damaraland c’è il Kaokoveld, abitato dagli Himba, una delle zone più sperdute del mondo, dove è difficile arrivare persino con il 4X4 in certe aree e dove la popolazione, gli Ovahimba appunto vivono ancora come nel 1500 d.c., rifiutando ogni forma di modernità e contemporaneità. Sono allevatori e pastori nomadi, appartenenti allo stesso ceppo degli Oshiherero o Herero con i quali condividono la lingua e alcune usanze. 
Provengono in realtà dal Nord, dall’East Africa e hanno seguito la migrazioni delle popolazioni di lingue di ceppo Bantu che sono partite dal West Africa, sono giunte in East Africa e poi hanno colonizzato la Southern Africa.


"Grazie non ci abbiamo capito niente, ma non dovevamo parlare del Damaraland?" "Ah sì giusto". 
Nel Damaraland vivono i Damara o Berg Damara, un mistero antropologico. E cosa hanno di misterioso? 
Beh primo sono di aspetto negroide (inteso sempre in senso biologico, senza alcuna implicazione razzista sia ben chiaro) ma non sono come le altre tribù che presentano tratti caratteristici negroidi: sono bassi, forti, e resistenti, uomini e donne comprese, abituati a resistere a condizioni di temperatura e siccità che potrebbero mettere in ginocchio anche il più esperto esploratore del deserto. 
Un mio caro amico guida, anche lui Damara ama dire che le donne sono come i Land Rover: Built Strong To Last Long! Lasciamo perdere le implicazioni che potrebbero riguardare questa affermazione… 
Secondo non parlano una lingua Bantu, bensì una lingua Click! Il Click language è considerato da molti antropologi una delle lingue più antiche d’Africa, sicuramente la prima che è comparsa in Southern Africa ed è condivisa da diverse popolazioni, i Damara, i Nama, i Boscimani (San), Khoi khoi, Khoi san e i Boscimani di Etosha, ma esistono delle differenze nella pronuncia dei click. E che cosa sono i click? Suoni che assomigliano a schiocchi pronunciati sui denti o sul palato. 
Una delle cose più affascinanti dell'Africa australe. I popoli.


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Africa, the mother land: Namibia. BUSH LIFE PT III

Africa, the mother land: Namibia. BUSH LIFE PT II

Africa, the mother land: Namibia. BUSH LIFE PT I




Africa, the mother land: Namibia. IN AFRICA NON FA CALDO

Oppure guardare un bel video:

NON C'E' AVVENTURA SENZA VIDEO

A NIGHT DRIVE WITH LIONS

ENGLISH VERSION


"Hey Man! How is it? Veeeery very hot!" 
That was the question I was doing every day to the boy who shared the room with me, Mervin, at Damaraland Camp and he always answered this. 
And he was right. 
There was hellishly hot during the day, to burst; and at night a crazy cold, to freeze. But you should already know if you have paid attention earlier (IN AFRICA IT'S NOT HOT). 
I have been for a period in the Damaraland, one of the remotest areas of the world, not too remote to be honest than other areas of Namibia, but with an exciting beauty in all its aspects, including hot and cold. 

The first time I was there in May during my period of training to become a safari guide, I started to cry, the second time I got lost, the third time I fell in love with a beautiful girl, with an exciting beauty that she’s doesn’t know about, the fourth time I got lost again and the road seemed endless at night, the fifth time I stayed there for a while, and I entered the blood.

But let's start from the beginning, "well not really from the beginning please, let's say the last time!" "Ok let's start from the last time." 

I was sent in Damaraland by my boss to get some experience and help in a tented camp of Wilderness Safaris, Damaraland Camp precisely. 
I flew with internal flight of Wilderness Air until Ongava, my second home, (remember the Andersson's Camp? BIG MAN Good you are careful!) and from there to the brother camp, the Doro! Nawas Camp
Got there I did not know how to get my camp so I asked for help to the girls, I usually prefer to ask them, you know, preferences are preferences ... who very kindly called the Head Manager of DMC (Damaraland Camp but starting from now we'll call it so): Maggie, an amazing woman, energetic and smart, with short hair and a lot of energy to dance, but you will find out later this. 
Maggie on the phone told me she will send someone to pick me up, and who send? Mervin, a 23-year-old guy who looks 12-year-old, small, thin and very unlikely as a driver, at first glance, he is doing an University internship in the Wilderness camps. Well the best driver of the Land Rover I have ever known, went everywhere, but this is about the car, with a style like no other, without shoes and sometimes even giving up the steering wheel, so I suspected that this Land Rover had a secret, and  later I discovered that it had been used an indefinable amount of years, so it virtually knew the paths, and it was wonderful to drive.

Damaraland is the northwestern part of an intermediate zone between the savanna biome and the desert, and it is called Nama Karoo biome, because it stretches along Namibia, as a longitudinal band which ends in South Africa, in the desert of the Karoo precisely. It is characterized by semi-desert adapted plants and wonderful animals. 
Above the Damaraland there is Kaokoveld, inhabited by the Himba, one of the remotest areas of the world where it is difficult to go even with the 4X4 in certain areas and where the population, the Ovahimba precisely still live as in 1500 AD, rejecting all forms of modernity and contemporary way of life. They are farmers and nomadic herders, belonging to the same strain of Oshiherero (Herero) with whom they share the language and some customs. 

They come in fact from the North (East Africa) and followed the migrations of Bantu speaking languages populations that departed from West Africa, arrived in East Africa and then colonized the Southern Africa. 
"Thanks we did not understand anything, but we were not to speak about Damaraland?" "Oh yes, right." 
Into the Damaraland they live the Damara or Berg Damara, an anthropological mystery. And what misterious things they have? 
Well, first of all they look Negroid (always understood in a biological sense, without any racist implication either) but they are not like the other tribes that have Negroid traits: they’re are not tall, but strong, and resilient, including men and women, accustomed to resist to conditions of temperature and drought that could bring down even the most experienced explorer of the desert. 
A dear friend guide, Damara, loves to say that women are like the Land Rover: Built Strong To Last Long! Forget the implications that could relate this statement... 
Second they not speak a Bantu language, but a Click Language! The Click Language is considered by many anthropologists one of the oldest languages of Africa, which is definitely the first appearance in Southern Africa and is shared by different populations: Damara, Nama, the Bushmen (San), Khoi Khoi, Khoi San and the Bushmen of Etosha, but there are differences in the pronunciation of clicks. And what are the clicks? Sounds that resemble click pronounced on teeth or palate. 

One of the most fascinating things in southern Africa. The peoples.



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sabato 6 dicembre 2014

Michela: Occhi di Giraffa

Michela è una persona interessante, oltre ad essere una bellissima donna, ed è affascinante sapere di lei, parlare con lei. Ha una passione: i viaggi. E ha fatto di questi una professione. È agente di viaggio e lavora per una agenzia a Parma, ma ha fatto molto di più. Ha un blog molto carino (http://occhidigiraffa.com/),
dove racconta le sue esperienze e la sua idea, la sua personale visione sul mondo del viaggio. Di blog di viaggi ce ne sono a migliaia se non a milioni, il suo è diverso. Primo perché lei ti racconta, per filo e per segno i viaggio e le esperienze che si possono vivere e poi perché è permeato di passione per quello che fa. Ha scelto un simbolo, la giraffa, in seguito ad una folgorazione dopo un viaggio in Africa, come la capisco, successe anche a me. Ma non soltanto la giraffa come animale simbolo, totem oserei dire, una specifica cosa che la giraffa ha e che pochi riconoscono: gli occhi. Questo splendido animale guarda lontano attraverso i suoi occhi e ha perciò una prospettiva del tutto diversa dagli altri abitanti di savana, vede le cose nella loro totalità, nel loro complesso. Dall’alto. Posso facilmente comprendere perché ha scelto questa prospettiva, perché è del tutto inaspettata, non diretta, non semplificata, non banale, totale. Così è Michela e in questo la sua personalità si riflette perfettamente nel simbolo che ha scelto. Oltretutto la giraffa (Giraffa camaelopardalis) possiede occhi bellissimi e sofisticatissimi: grandi, in posizione elevata con ciglia foltissime e numerosissime, a protezione del bulbo oculare, mentre bruca le foglie delle acacie, gli alberi che possiedono spine lunghissime e pericolosissime per un organo così delicato.
In effetti anche Michela ha degli occhi con ciglia molto folte, il che rende il suo sguardo molto profondo. Mi viene in mente che per i Boscimani San della Namibia, la giraffa è un animale sacro, il tramite tra gli uomini, e la terra e le nuvole che portano la pioggia e spesso viene incaricata dallo sciamano, previa trance con gli dèi, di parlare con le nuvole per far piovere e rendere meno assetata la savana e più semplice la vita. È una leggenda che si addice molto al carattere di Michela e al suo progetto nel blog: rende a chi lo visita un favore, gli semplifica la vita, suggerendo, consigliando e perché no, organizzando il viaggio che vogliono.


Andate a dare uno sguardo al suo blog, potrebbe essere molto stimolante per voi, e di sicuro piacevole.

Se volete contattare Michela:

Mail: michela@occhidigiraffa.com

Skype: occhidigiraffa


giovedì 4 dicembre 2014

Poche idee, ma ben confuse. Pensieri e riflessioni a casaccio: IL POTERE DELL'IMMAGINAZIONE

L’immaginazione e la fantasia sono uno dei miei tratti distintivi, mi piace fantasticare, proiettare ed immaginare le cose. Ma non è il solo aspetto della mia personalità: io sono preciso, razionale e un po’ rompicoglioni. Lo ammetto.

Air balooning namib desert namibia
Air balooning @Kulala Wilderness Property - Namib Desert  
Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved 

Ho la testa tra le nuvole e i piedi ben piantati per terra, almeno spero…

La capacità di astrazione di un concetto identifica la curiosità e io sono sempre stato “curioso come una scimmia”. Questo mi ha portato nel tempo ad orientare le mie scelte di studio e di vita su ciò che vorrei vedere dopo averlo immaginato. Mi piacciono perciò le arti grafiche, perché dallo spazio bianco si ottiene una rappresentazione della propria immaginazione. Per questo ho studiato biologia, perché dalle parole scritte, segni grafici e codici chimico - fisici - matematici potessi immaginare e capire la struttura delle cose naturali, della realtà. E quindi farla mia. 

È importante l’immaginazione, fondamentale. 

Senza di essa non sarei riuscito a studiare la vastità delle materie che compongono le Scienze Naturali, la Genetica ad esempio e la promozione o silenziazione di geni sul DNA, la Citologia aaaah… nella cellula c’è l’universo intero! La Biochimica, ma anche l’Etologia e l’Ecologia richiedono immaginazione per poterle capire. La Matematica.

Non è solo una questione accademica, ma personale, profonda.

La Musica, evocativa o meno che sia, richiede immaginazione, il musicista non può solo eseguire, deve interpretare. E per farlo deve metterci del suo, il suo personale punto di vista, la sua immaginazione. Il fotografo ha, per definizione, il suo personale punto di vista, diverso da quello degli altri fotografi, l’artista, il regista, l’attore, idem.

quad  biking namib desert namibia
Quad Biking @Kulala Wilderness Property - Namib desert  

Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved 
Ognuno di noi in fondo vive di immaginazione, costruisce progetti, proietta immagini di sé nel futuro, organizza, pianifica e svolge, lavora per un obiettivo. E allora perché non lo raggiunge? Perché no lo visualizza? Perché non sa che diavolo vuole nella vita? Perché intraprende deviazioni. Deviazioni dalla propria strada che fanno perdere tempo e bloccano le decisioni, disperdono energie e non ci fanno agire.

Le deviazioni sono perdita di tempo. E come si fa ad evitarle?

Non si può. L’Esperienza insegna. “Experience is the best teacher
Bisogna accorgersi di essere su una di queste per poter poi ritornare sulla strada maestra.


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The long way road in the heart of DamaralandNamibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved

Ma qual è la strada maestra?

Difficile capirlo, complicato identificarlo, molto semplice intuirlo. 

Le deviazioni sono segnali che ci dicono dove non si dovrebbe andare, ma che puntualmente ignoriamo deliberatamente. 

E invece esse sono necessarie, fondamentali, e l’istinto lo sa perfettamente.

Sappiamo già benissimo come andrà, ma inganniamo noi stessi per ascoltare chi ci dice “è giusto, è corretto, è responsabile, devi farlo” e se anche non è nessuno a dircelo, lo supponiamo noi. Legandoci, obbligandoci, sopportando, castrandoci.

L’immaginazione e l’istinto ci indicano la via, la razionalità e la volontà agiscono per organizzare e mettere in pratica questa nostra potenzialità. Non sono contrapposte, bensì interconnesse. L’immaginazione ci fa proiettare verso ciò che vorremmo, l’istinto ci dice ciò che è giusto per noi, la razionalità ci prende per mano, ci guida ed organizza, la volontà promuove tutto ciò.  

Sono un network, un gruppo di lavoro, collaborano. O meglio, collaborerebbero, se noi le lasciassimo fare, ma non permettiamo loro di aiutarci, le consideriamo al nostro servizio.
Bene è ora di smetterla di tentare di controllare tutto e lasciarle agire come dovrebbero.

E come?

Prima di tutto immaginando. E' il primo passo creativo.


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Decollo @Kulala Wilderness Property - Namib desert  

Namibia ©Andrea Pompele All Rights Reserved 
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